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coach improbabili

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I Coach Improbabili

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[dropcaps type=’normal’ color=’#000000′ background_color=” border_color=’#ff0000′]M[/dropcaps]olti runner non professionisti ma di tutto rispetto, non hanno un coach. Non ne sentono il bisogno, e raccolgono successi da autodidatti. Dall’altro lato, autentiche schiappe sono seguite da preparatori con nomi altisonanti e pareti tappezzate da certificati e attestati di frequenza a più non posso. Poi c’è la categoria degli equilibrati, che sono coloro che scelgono il professionista o seguono il consiglio dell’amico esperto per migliorare le proprie prestazioni e registrare l’evoluzione sul campo.  

Di fatto la guida del professionista o del runner esperto, può essere preziosa oppure fonte inesauribile di problemi.

Ma nel panorama di chi dispensa verità, e metodi più o meno efficaci, a seconda anche della reattività dell’allievo runner, sono i “coach improbabili” il vero pericolo. Ben inteso, spesso non sono preparatori di mestiere, ma dispensano consigli come se lo fossero. Non c’è gara a cui non mi capiti di incontrarne uno. Sono bellocci, o si sentono tali, sono veloci ma non tanto da essere i numeri uno, sono esperti, ma non tanto quanto ostentano, e soprattutto si distinguono per le loro soluzioni di allenamento o di alimentazione improbabili, al limite della stregoneria: quello che in gara mangia solo bottarga oppure il genio che ci suggerisce di preparare una gara da 300 km facendo le ripetute sui 200 metri, quello che fa un’uscita a settimana e quello che invece si allena tre volte al giorno. Chi beve vino durante i trail e chi si mangia 600 grammi di pasta con le polpette prima di una gara.  Ma primo della fila, quello più improbabile e pericoloso, è quello che sostiene di non allenarsi o di aver fatto qualche corsetta al parco giusto prima di affrontare una gara lunga.

Anche la mucca corsa è perplessa dalle vaccate del coach improbabile

[blockquote text=’Anche “Mucca Corsa” è perplessa dalle vaccate del coach improbabile… ‘ text_color=’#ff0000′ width=’100′ line_height=’undefined’ background_color=” border_color=’#0f0f0f’ show_quote_icon=’yes’ quote_icon_color=’#fc0a0a’]

Insomma, il coach improbabile, categoria a se stante, si manifesta in modi diversi e con soluzioni diverse, ma un solo elemento lo caratterizza sempre: consapevolmente o meno, non vi sta aiutando, non è in grado di dare una dritta di successo, pare che l’unico risultato che possa garantirvi sia solo sabotarvi. Ma onore al merito: lo fa in modo divertente e creativo, lasciando che sia la stupidità del credulone a fare il grosso del lavoro, ricordando la celebre frase di Vanna Marchi: “ non sono io disonesta, sono loro dei deficienti”.

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