[vc_row][vc_column width=”2/3″][vc_column_text]Adesso basta. Mi sono stufato di vedere osannare sedicenti tecniche di running senza supporti e addirittura in barefoot nei contesti del trail running e dell’ultramaratona. Una di queste mode è il “natural running”. Questo fenomeno va analizzato con attenzione e fa fatto un distinguo molto preciso tra gli elementi positivi e quelli negativi che riassume.
Premesso che in definitiva tutto il discorso ruota sul trascinarvi una domenica pomeriggio nella sala riunioni di un hotel per spillarvi dei soldi, cavalcando il vostro amore per la corsa, vediamo i cardini su cui si poggia tutto questo circo.
- Tecnica. Chi vende e propina questi corsi insiste su una giusta posizione del piede con movimento attivo, sulla frequenza, sull’economia e sulla postura corretta. Grandissime verità, peccato che non siano caratteristiche del “natural running” ma di qualsiasi tecnica di corsa o camminata. Sono elementi che esistono e che si ottimizzano da quando l’uomo ha assunto postura eretta. Me ne parlava il mio allenatore quando andavo a correre per il canottaggio a 13 anni, e all’epoca non esisteva nel il trail running ne il barefoot, ne tanto meno il natural running. Dal miglioramento su questi aspetti, e parlo di miglioramento e non correzione, nasce il benessere di chi partecipa a queste iniziative. La correzione totale non potrà mai avvenire: la scienza ha provato che dopo i 9 anni di età è difficilissimo, se non quasi impossibile, modificare radicalmente il passo di un individuo. Quindi, sì, quello che vi qui porta giovamento. ma è dopo questo giovamento che va il pericolo!
- I maestri del nulla. Non esiste una federazione ufficiale o un ente di promozione sportiva riconosciuto dal CONI che sia specifico per il Trail Running, tutte le società che se ne occupano, devono, volenti o nolenti, appoggiarsi alle realtà associative e federali esistenti. Cosa vuol dire questo? che quasi chiunque può essere “Istruttore di Trail running”. Fondiamo una scuola, facciamo un corso, stampiamo della carta straccia e vendiamo i corsi ai caproni che seguono la moda e vogliono un attestato. Vanna Marchi era una dilettante. Non dico che avvenga sempre così, ma molto spesso questo è il caso. L’unico modo per capire chi si ha di fronte, in particolare nel contesto del trail running è non guardare il curriculum sportivo dichiarato sul sito in oggetto. Facile vincere e partecipare alle garette organizzate dagli amici. Andate a cercare il curriculum del guru in questione sui database seri come il DUV. Cercate quell’atleta nel contesto sportivo nazionale o internazionale, fuori dalle pagine della rivista o dall’unico sito che lo osanna. Vedrete che molti di loro, tolto il contesto di appartenenza, nel mondo reale non esistono, o quasi. Due o tre grette e poi salgono in cattedra. Non fidatevi, ne sanno meno di voi, ma vendono bene il fumo.
- Il contesto. Possiamo parlare di corsa barefoot e scalza sulla sabbia della spiaggia, sull’erba del campo da golf, possiamo in alcuni casi inserire dei brevi allenamenti scalzi per aumentare la sensibilità. Io stesso conosco trail runner di alto livello ed alpinisti di pregio che ogni tanto fanno qualche corsetta con le barefoot (non ho ancora capito se lo fanno perchè ci credono o perchè gliele regalano). Tutto un altro paio di maniche è spingere questo concetto in ambito montano e di ultramaratona. Follia pura demonizzare le scarpe protettive e le solette. O meglio chi demonizza non è certo chi corre centinaia di km in montagna, o se lo fa, lo fa per poco tempo. Poi deve smettere e allora insegna agli altri. Insegna a farsi male.
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le mie LA Sportiva Ultraraptor: la scarpa più durevole e protettiva che io abbia provato. Eccola dopo 400 km di ghiaioni… e voi ci andate a piedi scalzi?
[/vc_column_text][vc_empty_space height=”32px” background_image=”” image_repeat=”no-repeat”][vc_empty_space height=”32px” background_image=”” image_repeat=”no-repeat”][vc_column_text]In definitiva, non voglio demonizzare i concetti che esprimono questi corsi, sono concetti e vecchi come il mondo, di cui i furbioni che si son inventati questi eventi si sono appropriati come se fossero loro scoperte.
Concetti validissimi. Ascoltateli, imparateli e leggeteli sui mille libri che si trovano. Ben altro paio di maniche è fidarsi di chi non ha esperienza ma insegna, ed insegna sulla base di titoli forgiati ad hoc. Riconosceteli ed evitateli. Il seguire questi cattivi consigli porta poi al minimalismo estremo sempre, ho visto correre il Tor des Geants con scarpe adatte ad un trail da 16 km. Follia che si paga cara a distanza di mesi, se non di anni. Se correte tanto e su terreno ostico, benissimo la tecnica, benissimo migliorare la postura e l’economia.
Ricordate però che scarpe protettive e solette (vedi Noene) non vi toglieranno sensibilità: l’unica cosa che vi toglieranno è una lunga permanenza in ortopedia a distanza di anni.
Lasciate stare le corse scalze se non volete essere cenerentoli oggi e rantolare nella cenere domani.[/vc_column_text][vc_empty_space height=”32px” image_repeat=”no-repeat”][/vc_column][vc_column width=”1/3″][vc_column_text]
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