Noi siamo figli delle “pedule”
Alieni in un mondo di minimalisti della corsa dell’ultima ora, che conoscono la montagna da ieri, e la affrontano tessendo le lodi delle scarpe minimali.
Alieni in un mondo di minimalisti della corsa dell’ultima ora, che conoscono la montagna da ieri, e la affrontano tessendo le lodi delle scarpe minimali.
Partiamo un concetto fondamentale. La corsa nella natura non è una variante della corsa su strada. No, sono due sport del tutto diversi. Nella corsa su strada l’elemento principale è il correre. Nella corsa fuori strada l’elemento principale è la natura, nella quale, se possibile, ci si muove correndo. Se non si ha chiaro questo concetto si va solo in cerca di guai.
È una riflessione dovuta, sia per chi sta organizzando le vacanze con gli amici, come per chi é solito gareggiare e sta pensando ad una corsa che preveda una squadra. Chi questa riflessione non la fa, forte della propria amicizia consolidata da anni di chat, o anche da una conoscenza non solo virtuale ma limitata a contesti dove il contatto e la coabitazione non sono cosí stretti, finirà molto probabilmente per pentirsene.
Centosessantacinque chilometri in sei tappe. La piú lunga, di quaranta chilometri. La piú veloce, di diciannove. Tutto in autosufficienza senza peró la rigidezza militare della Marathon des Sables ma nemmeno senza chef stellati ed agi che alcuni viaggi organizzati travestiti da gare nel deserto offrono. Perché é proprio la fatica, la durezza dell’ambiente e dell’arrangiarsi che conferiscono sapore a questa esperienza. Come il sale lo fa per il cibo.
100 miglia d’Istria su sentieri noti, verso una meta ignota.
Tra i “sentiero uno” a me più cari, c’è quello che attraversa senza una logica apparente tutta la Slovenia.
La Slovenia è una vera e propria ragnatela di sentieri, generalmente marchiati con un bollino rosso, ma senza particolare numerazione o criterio.